Quando un cavallo apre nuove strade : la riabilitazione che unisce cura, emozioni e inclusione
Al Centro Clinico Stella Polare di Padova un modello multidisciplinare porta la riabilitazione oltre la dimensione clinica, mettendo in rete persona, famiglia, professionisti e territorio
Quando si parla di riabilitazione, il primo pensiero va spesso alla terapia, agli esercizi e al recupero di una funzione. Ma esistono percorsi nei quali la cura assume una dimensione più ampia e coinvolge il corpo, le emozioni, le relazioni e l'ambiente.
È questa la prospettiva che caratterizza il lavoro del Centro Clinico Stella Polare di Padova, dove l'intervento sulla persona viene inserito all'interno di un progetto multidisciplinare che mette in relazione diagnosi, terapia, riabilitazione, educazione, formazione e inclusione sociale.
L'obiettivo è superare una visione della cura concentrata esclusivamente sul disturbo, per costruire percorsi capaci di valorizzare le risorse individuali e favorire autonomia, partecipazione e qualità della vita.
Tra le esperienze che meglio rappresentano questa filosofia c'è la riabilitazione equestre, un percorso nel quale il cavallo diventa un prezioso mediatore tra movimento, emozioni, relazione e apprendimento.
Una rete costruita intorno alla persona
Il modello di Stella Polare si sviluppa lungo quattro direttrici: diagnosi e terapia, ricerca e formazione in ambito socio-sanitario, interventi a rete sul territorio e interventi educativi e psicopedagogici.
Psicoterapia, psicologia, psicodiagnostica e neuropsicologia si integrano con percorsi di riabilitazione individuale e di gruppo, terapia occupazionale, psicomotricità e attività educative.A queste si aggiungono interventi che utilizzano la musica, la danza e il cavallo come mediatori all'interno di percorsi personalizzati.
Ma la presa in carico non si ferma alla stanza della terapia. Il Centro opera anche nelle scuole e nei contesti familiari attraverso interventi educativi domiciliari, percorsi psicoeducativi per famiglie e insegnanti, progetti di psicologia scolastica e laboratori dedicati alla socializzazione e alla crescita emotiva e relazionale.
Una rete che, quando possibile, coinvolge anche i professionisti e i servizi che già seguono la persona, con l'obiettivo di costruire una strategia condivisa e non frammentaria.
Prima della terapia viene l'ascolto
Ogni percorso prende avvio dalla conoscenza della persona e del suo contesto.
Il colloquio con l'utente, la famiglia e gli eventuali operatori di riferimento consente di raccogliere informazioni sulla storia clinica, sulle difficoltà presenti e sulle risorse disponibili. La documentazione viene quindi integrata con le valutazioni effettuate dal Centro
.Il confronto tra le diverse professionalità rappresenta un passaggio fondamentale. È attraverso il lavoro di équipe che vengono definiti gli obiettivi, individuate le strategie e monitorati nel tempo i risultati.
La riabilitazione diventa così un percorso in continua evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti e alle nuove esigenze della persona.
Quando il cavallo diventa parte della cura
In questo quadro si inserisce la riabilitazione equestre.
Il cavallo non è semplicemente il mezzo attraverso cui svolgere un'attività fisica. La relazione con l'animale può coinvolgere contemporaneamente equilibrio, postura, coordinazione, attenzione, percezione, comunicazione, emozioni e senso di responsabilità.
La seduta dura generalmente circa 30 minuti e può svolgersi nel maneggio coperto o all'aperto. Ma, in realtà, l'esperienza comincia ancora prima di salire in sella.
Il bambino, secondo le proprie possibilità, viene coinvolto nella preparazione del cavallo e dell'attrezzatura: sella, briglie e finimenti. Un gesto apparentemente semplice che può trasformarsi in un momento educativo fatto di attenzione, sequenzialità, collaborazione e responsabilità.
La terapia, dunque, comincia prima ancora di salire a cavallo.
Un percorso diverso per ogni persona
Non esiste una seduta uguale per tutti. L'attività viene modulata in base all'età, alle capacità motorie, alle caratteristiche individuali e agli obiettivi stabiliti nel percorso riabilitativo.
I bambini più piccoli o le persone che presentano difficoltà nel mantenimento della stazione eretta possono essere accompagnati dalla terapista durante le prime esperienze. Chi ha invece sviluppato maggiori competenze può progressivamente acquisire autonomia in sella, sempre con la supervisione degli operatori.
Anche per le persone con problematiche di natura psichica può essere necessario procedere per gradi. Il rapporto con il cavallo può infatti rappresentare un'esperienza emotivamente intensa, soprattutto nelle prime sedute.La salita può avvenire direttamente da terra oppure con l'ausilio di una panca, a seconda delle condizioni individuali.
Dai primi giri alla conquista dell'autonomia
Una volta in sella, i primi minuti vengono generalmente dedicati al passo e all'ambientamento. Il bambino prende confidenza con il movimento dell'animale, mentre il cavallo viene condotto da un assistente.
Superata questa fase iniziale, entrano in gioco gli esercizi. Rotazioni, stiramenti e allungamenti degli arti superiori possono essere integrati con attività di coordinazione, controllo posturale e orientamento nello spazio.
Il bambino può inoltre essere coinvolto nella conduzione del cavallo attraverso le briglie o mediante indicazioni gestuali, seguendo le consegne della terapista.
Le figure di maneggio richiedono attenzione, memoria, capacità di seguire istruzioni e pianificazione del movimento. Competenze che, attraverso l'esercizio, possono essere progressivamente consolidate.
E quando il livello di autonomia lo consente, alcuni bambini arrivano a condurre il cavallo con maggiore indipendenza, sempre all'interno di un contesto supervisionato.
È qui che la riabilitazione può trasformarsi in qualcosa di più: un'esperienza concreta di competenza.
Non soltanto «non riesco», ma «posso imparare».
Anche il silenzio fa parte della terapia
La seduta non termina con l'ultimo esercizio.Gli ultimi giri vengono dedicati al rilassamento. Il bambino può lasciare le redini e, quando le condizioni lo permettono, togliere le staffe e lasciarsi accompagnare dal movimento del cavallo, guidato dall'assistente.
Gli esercizi senza staffe possono contribuire al rilassamento della muscolatura degli arti inferiori e alla preparazione della discesa.
L'intero percorso segue così una sequenza precisa: preparazione, ambientamento, movimento, esercizio, autonomia e rilassamento.Un percorso nel quale anche il ritmo dell'animale assume importanza.
La cura del cavallo è parte della cura della persona
La riabilitazione equestre richiede attenzione non soltanto alle esigenze del paziente, ma anche a quelle dell'animale.
Il cavallo deve avere il tempo necessario per preparare la propria muscolatura prima di affrontare un'attività fisicamente impegnativa. Il rispetto dei suoi tempi e delle sue condizioni è quindi parte integrante dell'esperienza.
Questo introduce una dimensione educativa importante: il bambino impara che prendersi cura significa anche rispettare l'altro, riconoscerne i bisogni e adattare le proprie azioni.La relazione terapeutica diventa così anche una relazione di responsabilità.
Una fattoria che diventa spazio di vita
A rendere particolare l'esperienza è anche il contesto nel quale si svolgono le attività. I Centri sono immersi nel verde e dispongono di ambienti che consentono, quando l'organizzazione della giornata lo permette, di prolungare l'esperienza oltre il tempo della seduta.
I ragazzi contribuiscono alla pulizia dei box, aiutano nella preparazione del cibo per i cavalli o svolgono piccoli compiti quotidiani. Ci si può inoltre fermarsi a giocare e condividere momenti con gli altri pazienti.
Sono attività semplici, ma capaci di mettere in gioco competenze importanti: responsabilità, collaborazione, rispetto delle regole, relazione e capacità di portare a termine un compito.
La riabilitazione esce così dal campo terapeutico e incontra la vita quotidiana
.
Tra le strutture coinvolte nel percorso riabilitativo figurano la Scuderia Ippogrifo, in via San Paolo 40 a Peseggia (VE), sotto la supervisione medica della dott.ssa Layla Lioce; Villa Vanna, in via Pietro Bembo 211 a Padova, con la supervisione medica della dott.ssa Ornella Mario e del dott. Ruggero Guzzo; e il Centro Ippico “Victory”, in via Stazione 50 a Grisignano di Zocco (VI), sotto la supervisione medica della dott.ssa Alessia Castrignano.
Il percorso si avvale inoltre della collaborazione di professionisti altamente qualificati, tra cui Matilde Zeduri, Clara e Pietro, che contribuiscono, attraverso competenze multidisciplinari e un lavoro coordinato, alla qualità e alla continuità degli interventi
.Dalla riabilitazione all'inclusione
È questo uno degli aspetti più significativi dell'approccio di Stella Polare: considerare la riabilitazione non come un percorso isolato, ma come parte di un più ampio progetto di inclusione.
La stessa filosofia trova espressione negli interventi rivolti alle famiglie, nelle attività scolastiche, nei laboratori per la socializzazione, nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa e negli interventi rivolti alle persone che vivono situazioni di fragilità, emarginazione o svantaggio.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: costruire opportunità di partecipazione.
Il vero traguardo? Scoprire ciò che si può fare
La riabilitazione equestre racconta, forse meglio di altri interventi, la filosofia che anima il Centro Clinico Stella Polare.
Il cavallo diventa un ponte: tra il corpo e l'ambiente, tra la persona e il terapeuta, tra difficoltà e nuove competenze, tra esperienza individuale e relazione con gli altri.
Il risultato più importante non è necessariamente la capacità di cavalcare. È ciò che quella esperienza può rappresentare: imparare a fidarsi, affrontare una situazione nuova, rispettare una consegna, assumersi una responsabilità, coordinare un movimento, comunicare un'intenzione e, soprattutto, scoprire di essere capaci di fare qualcosa che prima sembrava difficile o impossibile.
Perché a volte basta un cavallo, un campo e qualcuno disposto ad accompagnarti per iniziare a vedere non soltanto ciò che manca, ma tutto ciò che può ancora essere conquistato.
In questa prospettiva, la cura non coincide soltanto con il trattamento di una difficoltà. Diventa un percorso verso l'autonomia e la partecipazione.



























