Storia d'amore, rispetto, voltafaccia e di come vincere il Derby
Altra favola vera che solo l'ippica e i cavalli possono regalare ma che gli stessi ippici si dimenticano di raccontare, presi come sono a correre dietro a record di cartone e linguaggio sempre più tecnico e autoreferenziale, magari pronti a prendersela con i media che non li calcolano e con i giovani che meno dei media...
La storia è vera e, come scritto, è una favola.
E in ogni favola che si rispetti ci sono una Regina, un Mago ed un Principe, anche -e forse soprattutto- quando si parla di cavalli, tra l'altro non a caso presenti in tutte le fiabe del mondo, perché un Re può essere pure senza corona (non senza carrozza trainata comunque da cavalli), ma un Principe, che sia azzurro, verde o color vattelapesca, un cavallo deve averlo, altrimenti che razza di principe è?
A dirla tutta anche la nostra Regina, tanto regale, in pista, non era.
Bella sì, ma con un carattere tutto suo, tanto da mettere insieme tempi e vincite da cavalla modesta.
Il Mago, però, la vedeva con gli occhi dell'amore.
Per lui era stato un colpo di fulmine, fin dalla prima volta -appena nata- in cui l'aveva vista.
Ne era rimasto così colpito da chiamarla Beautifull, per la sua bellezza, non per la telenovela.
Un nome decisamente impegnativo, insomma...
Poi, una sera d’estate a Cesena, la nostra Regina decide di giocarsi il suo all in: si presenta in gara ma non parte, facendo capire a tutti, senza bisogno di troppe spiegazioni, che di correre non ne vuole più sapere...
Il Mago va a trovarla in box, portandole il solito zuccherino, ma lei non solo lo rifiuta: gli volta persino le spalle. Un affronto in piena regola!
In un’ippica come quella attuale, una presa di posizione del genere sarebbe bastata a convincere la maggior parte dei proprietari a darle il benservito, cancellandola dal libro delle spese.
Però si sa, quando un uomo è innamorato, non ragiona con la testa ma con il cuore...
E così, invece di arrendersi, il Mago sposta la Regina dalla colonna «spese» a quella degli «investimenti folli del cuore» -trovandosi tutte le scuse possibili e impossibili- e decide di mandarla "mamma" (e sposa) dal regale Face Time Bourbon.
Nasce così, dopo undici mesi, il Principino battezzato subito come Iceberg.
Prima che lasciasse l'allevamento per intraprendere la carriera di corse, la Regina lo chiama e gli dice: «Là fuori fidati sempre e solo del Mago. Lo riconosci, è senza capelli, ti porta lo zuccherino e gli altri umani lo chiamano Michele Casillo. Quando c’è qualcosa che non va, che non ti piace, tu fa’ come ho fatto io: chiama il tuo all inn. Non mangiare lo zuccherino, dagli le spalle e anche se li per li ci rimane male vedrai che il giorno dopo qualcosa accade».
La carriera di Iceberg parte alla grande, ma dopo comincia ad avere degli alti e bassi.
L'all in lo chiama anche lui a Cesena, una sera d’estate, a 40 giorni dal Derby.
Il Mago va a trovarlo, ma lui fa esattamente quello che fece la madre anni prima: non mangia lo zuccherino e si gira di spalle...
Il Mago capisce e il giorno dopo il cavallo è in van di ritorno tra gli uomini che gli hanno insegnato a essere grande.
Quaranta giorni sono pochissimi, ma il team di Treviso con a capo Walter Zanetti e gli angeli custodi Agim Piranej e Filippo Malaj e con il Mago fa un pit stop degno dei migliori meccanici della Ferrari di un tempo e quindi lo si porta a Torino per vincere l’eliminatoria del Derby.
Qui i maghi diventano due perché quel giorno, senza la guida di Roberto Vecchione, probabilmente questa storia non sarebbe mai stata scritta.
Il resto è la magia del finale e della favola a lieto fine: Iceberg vince il Derby, grazie anche alla guidata fatata -e i maghi diventano tre- di Andrea Guzzinati.
Anzi, vorrei dire che le 'pilotate' di Roby Vecchione in batteria e quella (foto) di Andrea Guzzinati nella finale del Derby andrebbero mostrate come libro di testo nelle scuole allievi di tutto il mondo.
La sera del Derby, il Mago di Beautifull fece ritorno a casa molto tardi.
La strada lunga...
Ad aspettarlo, in piedi, la sua Regina.
Un po' diversa da quella dei ricordi: con qualche anno (ma i ricordi cambiano come cambia la pelle e la bellezza, l'amore e il mal di denti non hanno età) e qualche chilo in più, ancora un po’ sporca del fango del paddock.
Però era lì, ad aspettarlo con il suo zuccherino, che in fondo quel successo era nato qualche anno prima (gli anni sono solo dei momenti) in una qualsiasi corsa di Cesena, grazie a lei.
E al suo rifiuto di correrla...
























